CASTELLETTA: UN PAESE MEDIEVALE DA CONSERVARE
CASTELLETTA:
UN PAESE MEDIEVALE DA CONSERVARE.
Il tempo non ha mutato di molto l’antica fattura
del paese. Inalterata, infatti, anche per un certo innato rispetto della
tradizione da parte degli abitanti, rimane l’inconfondibile caratteristica,
propria dei paesi medioevali: vie anguste e brevi, casupole basse costruite con
spessi muri, ben visibili ove sulle stradine s’aprono, quasi pertugi, le
piccole e rare finestre.
Si scorgono ancora ruderi delle vecchie
fortificazioni del paese. Sulla cima del monte sovrastante l’abitato si notano
tracce di muro che, secondo una diffusa opinione, doveva riguardare una cantina
o più probabilmente una cisterna per acqua.
Ancora relativamente ben conservate le due antiche
torri del paese:
La prima, posta
a nord, di forma cilindrica. E’ la più antica perché nata contestualmente al
primitivo, originario nucleo abitativo o insediamento umano, di cui
rappresentava un punto di ampio avvistamento sulla sottostante vallata ed
ovviamente di difesa.
Come ben descrive il Venanzoni essa è
“l’emergenza architettonica più significativa di Castelletta. Unica nella
sua impostazione costruttiva circolare, si presenta con un corpo cilindrico
realizzato in pietra calcarea locale non squadrata ed impostato su di uno
sperone di roccia”.
La seconda, posta
ad est nei pressi della cinta muraria, è di forma quadrata. In un angolo della
torre si può osservare una antica e rara misura romana, corrispondente ad una
pertica, cioè a dieci piedi, di cm. 29 cad., ossia circa tre metri.
Sono anche visibili i beccatelli per la difesa
piombante e le feritoie verticali, poste a diverse altezze. Il corpo di fabbrica
è sporgente rispetto alle mura e forma la protezione della seconda porta di
accesso al castello, realizzata in laterizio e ad arco a tutto sesto”.
Castelletta ha saputo mantenere integro anche
l’esterno delle antiche case, ove, a sera, dopo una giornata di duro lavoro, i
contadini, i pastori ed i boscaioli soprattutto (dato che l’economia del paese
era essenzialmente ad indirizzo silvo-pastorale) si raccoglievano stremati per
consumare il modesto cibo, dialogare un poco con i figli e racchiudersi nel
silenzio e nella povertà
Poche ore di sonno per rigenerare le forze e, di
nuovo, appena l’alba, pronti a riprendere il consueto lavoro.
Non si può essere d’accordo con tutti coloro che
affermano che tutto il vecchio castello della frazione è un’opera d’arte
medioevale, che deve essere accuratamente conservata, così come si devono
mantenere gli angusti cortiletti, i caratteristici architravi in pietra, le
viuzze dall’andamento sinuoso, le entrate sbilenche per ripararle dalla neve,
in una parola tutte le testimonianze del passato.
Come la stessa titolazione (S. Maria Sopra Minerva) della parrocchia di Castelletta ci fa intuire, il Cristianesimo si diffuse nella zona fin dal tempo dei Romani, anche se non certamente con la rapidità con la quale attecchì nei luoghi toccati dalle gravi vie consolari o dagli infiniti diverticoli romani.
E’ comunque da pensare che una volta conosciuto, il
Cristianesimo, portatore di una speranza in un mondo migliore, particolarmente
teso a sostenere i “poveri”, trovò terreno adatto per attecchire.
Una popolazione da sempre in lotta con i quotidiani
problemi esistenziali, quale quella di Castelletta, non ebbe difficoltà ad
abbracciare le nuove idee. La stessa festa del paese (12 settembre) che va sotto
il titolo di S. Maria della Speranza o il 2° titolo della chiesa di S. Maria
del Pianto (detta chiesa della Consolazione) potrebbero rappresentare
significative testimonianze in merito.
Chiesa di
“S. Maria Sopra Minerva”.
E’ la chiesa parrocchiale del paese. Vi si
festeggia S. Maria della Speranza la seconda domenica di settembre. L’attuale
struttura risale agli anni 1933-1934 (parroco d. Achille Berna Berionni).
La consacrazione della chiesa rinnovata avvenne il 6
agosto 1983 (parroco d. Alfredo Zuccatosta). Sull’origine del nome si è già
detto: forse il tempio è di origine romana.
Dal 1315 (decisione dell’abate generale di S.
Urbano di Domo, approvata nel 1330 dal Vescovo di Camerino) furono sotto la
giurisdizione dei monaci benedettini silvestrini, dimoranti a Grotta Fucile,
prima la chiesetta di S. Pietro con la conseguente cura degli abitanti della
villa omonima, poi, la chiesa e la comunità di Castelletta.
La nomina del parroco fu perciò (fino all’inizio
dell’Ottocento) di spettanza della curia generalizia di S. Benedetto di
Fabriano, dato che dalla metà del sec. XV i monaci avevano abbandonato, per
l’insicurezza del posto, Grotta Fucile e si erano stabiliti nelle sedi di S.
Pietro e di Castelletta, che erano appunto sotto la giurisdizione di Fabriano.
Venuti in possesso della Chiesa di S. Maria Sopra
Minerva, come l’antica iscrizione “S. Mariae Supra Minervam” incisa sul
frontone (oggi inspiegabilmente cancellata) testimoniava, i monaci si adoprarono
per restaurarla ed arricchirla con affreschi di pregevole fattura.
Di essi ha purtroppo solo il ricordo, fatta eccezione
per frammenti di un affresco del 1400, opera pare di Antonio da Fabriano,
raffigurante S. Silvestro Abate “aureolato, che ha il viso rasato, side su un
trono, veste la cocolla color tané e regge aperto sul ginocchio sinistro un
libro, su cui sono scritte a lettere cubitali le seguenti parole: “Audite me,
filii; timorem Domini docebo vos”.
Sulla sinistra di chi guarda, l’affresco, ancor più
frammentario e deteriorato, mostra Gesù Bambino aureolato, che tiene con la
sinistra una candida ostia. Egli siede sulle ginocchia della Madre, effigiata
anch’essa seduta sul trono, ma in dimensioni più ridotte rispetto alla figura
di S. Silvestro, dalla quale è separata dalla cornice policroma; dalla Vergine
SS.ma, raffigurata nella tipica immagine della Madonna delle Grazie con una
mammella scoperta, è andata perduta totalmente la parte superiore, cioè la
testa e la spalla”.
Oltre a questi frammenti di affreschi, la chiesa
aveva una tela di fine secolo XVI, di modesto valore, attribuita al pittore
fabrianese Domiziano Domiziani (1530 ca. – 1610 ca.), raffigurante la Madonna
del Rosario.
Ma l’oggetto più prezioso che la parrocchia vanta
è una Croce astile ( di scuola tedesca del sec. XIII), costruita
cioè in modo da poter essere affissa in cima ad un’asta per essere portata in
processione.
Dalla descrizione che ne fa il Molaioli (guida
artistica di Fabriano) risalta in modo chiaro la preziosità e l’originalità
della croce, che è “di rame, sagomata, con i bracci centinati ed ornati tutti
in giro da un piccolo fregio a linea ondulata; all’estremità dei bracci sono
rappresentati a graffito nel recto i simboli degli evangelisti Luca, Matteo e
Marco, nel verso la Vergine e S. Giovanni e al centro il Crocifisso, di tipo
bizantino, semplicemente delineato”.
Per evitare un possibile furto, dati i tempi che
corrono, il prezioso oggetto è custodito in canonica.
Come ogni paese che si rispetti, anche
Castelletta, consapevole delle sue bellezze storiche e naturalistiche, aspira ad
essere un centro turistico.
Non ha certo da mostrare monumenti di particolare
valenza artistico – culturale (anche se le sue torri, le sue antiche viuzze
medioevali, le sue chiesette conservanti ancora parziali affreschi
quattrocenteschi, non sono da sottovalutare), ma monumenti…. Naturali, sì. Di
questi ce ne sono in abbondanza.
Una volta giunti sulla cima del monte, sul cui
declivio nord – occidentale si aggrappa, si arrocca il paese, si rimane
incantati alla visione dei numerosi, variegati paesaggi pieni di colore, che si
stagliano all’orizzonte componendo uno scenario altamente suggestivo.
Sono agglomerati di case, singole abitazioni,
campanili che svettano verso il cielo, paesi che si scorgono un po’ ovunque,
incastonati quasi nelle colline, che si allontanano sempre più fino a digradare
dolcemente verso il mare Adriatico, ben visibile nelle giornate particolarmente
limpide e terse.
Tutta la zona, per lo più aspra e selvaggia, è
sicuramente di alto interesse naturale e turistico e ben si presta ad
escursioni, a gite, ad arrampicate come sta a testimoniare l’impianto di una
palestra di roccia sugli erti dirupi di monte Rovellone.
PALESTRA DI
ROCCIA.
Vanta ben undici vie a partire dalle più semplici per gli arrampicatori alle prime esperienze, fino alle difficoltà di sesto grado con chiodi ad espansione.
La palestra intitolata al dr. Leopoldo Cartoni,
rimpianto medico condotto di Castelletta, il quale nel suo tempo libero soleva
arrampicarsi sulle pareti del monte Rovellone.
Non poteva essere altrimenti: la palestra di roccia
di Castelletta – è scritto nella presentazione di un opuscolo – sarà
sempre la sua palestra, perché su quelle rocce lui saliva… e… nello
splendido isolamento che solo una parte di roccia sa dare, vi ha cercato quel
confronto con la natura, che permette ad ogni uomo di conoscere se stesso”.
Per scendere, seppur fugacemente dato il carattere
della presente opera, in qualche dettaglio, si può rilevare che le vie di
arrampicata del monte sono di vario tipo:
facili
es. : il sentiero che conduce alla Cresta
sud.ovest. Esso si sviluppa per 95 metri e richiede 20 minuti di impegno
(chiodi n. 0). E’ un’arrampicata su roccia molto frastagliata e poco sicura.
Richiede attenzione per la possibile caduta di sassi;
difficili
Ecco due esempi: la variante alla Cresta S.O. e la via normale al Bastio Ovest. La prima
salita è lunga mt. 35 e richiede mezz’ora di tempo (chiodi n. 7). E’ una
via breve, ma riserva nella seconda tirata delicati ed aerei passaggi su roccia
quasi sempre buona. La seconda si sviluppa per 45 metri e richiede 40 minuti di
tempo (chiodi n. 4). E’ una salita molto varia per le difficoltà che si
incontrano sia dal punto di vista delle conformità rocciose sia per la qualità
della roccia;
abbastanza
difficili
Due esempi: la via
orientale alla parete Sud e la via diretta all’Antro. La prima richiede
40’ per una lunghezza di mt. 40 (chiodi n. 2). E’ una bella arrampicata, che
richiede, nella parte centrale, una qualche cautela nel superare grossi massi.
La seconda si sviluppa per 20 metri e richiede mezz’ora di tempo (chiodi n.
10, di cui 5 spit.). Si divide in due parti (arrampicata libera – e in
artificiale) particolarmente interessante a scopi didattici;
molto difficili
Esempi: la via
della Fessura e la via del Tetto. La prima via è lunga 50 metri e richiede
un’ora e mezzo (chiodi n. 15). E’ un’arrampicata molto impegnativa sia
tecnicamente sia per lo sforzo fisico richiesto: la roccia è buona e sempre
esposta ed in vari punti strapiombante. La seconda si sviluppa per 35 metri e
richiede ben 3 ore di tempo (chiodi 31, di cui 29 spit.). E’ una salita
prevalentemente in artificiale e molto impegnativa, che richiede anche l’uso
della terza corda di servizio nonché l’uso dei cordini dal diametro di 5,5 già
pronti con modo.
Per effettuare le ascensioni è indispensabile
mettersi in contatto con la locale Sezione
CAI di Fabriano, la sola in grado di dare gli opportuni consigli e le utili
indicazioni.
Il monte Rovellone, in conclusione, raccoglie le sue
vie di scalata non solo sul versante Sud (parte inferiore e superiore), ma anche
nel suo versante di Ovest-Nord-ovest.
VARI PERCORSI ESCURSIONISTICI
Gli amanti della pace e della montagna non conoscono solo i tortuosi sentieri che si inerpicano sulle ripide e scoscese pendici del monte Rovellone, ma anche quelli che portano all’eremitaggio alpestre di grotta Fucile, allo scoglio su cui si erge il Santuario Madonna della Grotta o in altri luoghi pittoreschi per i folti boschi, da dove hanno timido inizio piccoli rivoli d’acqua che a mano a mano si irrobustiscono fino a perdersi ed a confondersi nelle acque dell’Esino.
Ecco varie ipotesi di itinerari naturalistici e
paesaggistici secondo la numerazione della carta n. 664 “Gubbio-Fabriano”
dell’Editrice Kompass di Bolzano.
-
Castelletta
– Vallacera – Poggio S. Romualdo (segnavia 110).
Dalla
frazione Castelletta, prendere la strada comunale per Grotte; giunti ad una
edicola sacra, deviare sulla destra su un sentiero prima e strada bianca poi,
fino a riprendere la strada asfaltata che porta alla frazione Grotte.
Proseguire
per il sentiero ben tracciato (a sinistra in alto si nota il caratteristico
Santuario della Madonna della Grotta).
Circa
a metà percorso si incontra un casale con sorgente perenne, si prende a destra
e, salendo attraverso il bosco di Vallacera, si giunge alla fraz. Poggio S.
Romualdo. Si ridiscende a Castelletta con il sentiero (seg. 109). Tutto il giro
in 5 ore.
Da
Castelletta si può scendere, per facile sentiero, la Vallacera e giungere a
Sant’Elia (minicamping attrezzato).
-
Castelletta
– Poggio S. Romualdo (
segnavia 109)
Comodo
percorso su stradello attraverso il Monte Pietroso (m. 1090), per prati,
faggete, pinetine. In tre ore si giunge alla frazione di Poggio S. Romualdo
(M.936), dove si trovano alberghi, ristoranti e pizzerie.
-
Pontechiaradovo
– Monte Rovellone – Castelletta (segnavia 108)
Dalla cava di Tacconi (mt. 182) si sale all’eremitaggio rupestre di Grottafucile (sec. XIII) del quale si notano resti evidenti.
Si sale in cresta, prima per prati, brevi tratti di bosco e una pineta, al Monte Rovellone (mt. 841), per discendere, poi, alla frazione di Castelletta (mt. 610).
PERCORSI IN MOUNTAIN BIKE
Il concetto di sport e quello di natura trovano una loro massima espressione di fusione ed attuazione nella zona di Castelletta e non solo per quanto sopra detto, ma anche per ciò che riguarda la cosiddetta “Mountain Bike”.
Castelletta ha già ospitato con indiscutibile successo un Campionato italiano di M.T.B., ma, per la sua posizione e configurazione orografica, può prestarsi, con personale fantasia, ad altri percorsi, adeguati a singole capacità di impegno e di resistenza.
Le descrizioni che seguono sia relativamente all’itinerario del Campionato italiano di M:T:B:, sia in merito alle possibili variazioni di percorso, sono del fabrianese Paolo Lippera e sono inserite nella Guida, edita dai F.lli Antonelli di Ancona.
Dislivello totale: in salita m. 975, in discesa m. 925, sviluppo km. 42, tempo ore 4.
Valutazione: è il più bello e tecnico degli itinerari realizzabili in questa parte del Preappennino Marchigiano. Eccezionale è il programmma mentre si sale da Castelletta verso Poggio San Remualdo; ad Ovest si ha modo di ammirare in primo piano la selvaggia gola di Frasassi, mentre sullo sfondo si stagliano le varie cime dell’Appennino Umbro-Marchigiano; volgendo lo sguardo ad Est il paesaggio si apre verso l’Adriatico con un sussewguirsi di verdeggianti colline; guardando verso sud, nella direzione dell’itinerario, si ha modo di vedere l’imponente cuspide del Monte S. Vicino e della valle dell’alto Esino, dominata sullo sfondo, dai Monti Sibillini. Itinerario tecnico perché è in grado di alternare tratti scorrevoli su carrozzabili, con salite impegnative, a tratti molto duri e accidentati sia in salita che in discesa, su sentieri e mulattiere.
Descrizione: dal paese di Castelletta si sale per la strada asfaltata, direzione Fabriano, verso il valico di Castelletta; raggiunto il culmine del valico si prende a sn. La carrozzabile bianca, situata al disopra della grande cava di pietra, che sale sempre più ripida nel mezzo di una bella pineta, verso il Monte Scoccioni; senza possibilità d’errore la carrozzabile prosegue, con salita sempre più impegnativa, verso Pian della Meta, lasciando sulla sn. La cima del Monte Pietroso; attraversato il Pian della Meta, con bella vista sul Monte S. Vicino e l’alta valle dell’Esino, si raggiunge la frazione di Poggio S. Romualdo, situata su di un vasto pianoro prativo con abitazioni private, alberghi e ristoranti. Attraversata la strada asfaltata proveniente da Albacina, ci si dirige verso l’albergo “Fulvio”, lo si costeggia a sn. Per andare poi a prendere a ds la carrozzabile bianca che porta a Cerreto d’Esi, (cartello stradale indicatore). Procedere ora per la la carrozzabile che dapprima sale leggermente e poi scende tra due ali di folto bosco per risalire quindi verso un valico localmente chiamato “Caprareccia” e caratterizzato dalla presenza di un rudere. All’altezza del rudere si prende la strada carrozzabile di sn., tralasciando quindi quella di ds. Che scende a Cerreto d’Esi, e la si percorre fino al suo termine dove diventa carrareccia; proseguire ora per la carrareccia, che si presenta con un tratto molto ripido, superato il quale poco dopo si devia a ds. (segni rossi del sentiero CAI n. 112), per risalire il ripido pendio erboso che porta verso il Monte Cipollara. Seguire ora attentamente la traccia sul terreno e i segni rossi per individuare bene il sentiero che entra nel bosco, inizialmente in piano e poi in discesa sempre più ripida e scoscesa fino a raggiungere i sottostanti e ben visibili prati; raggiunti i prati, seguendo la traccia, ci si porta verso il limite del bosco tenendosi sulla sn. Dino ad individuare l’inizio della mulattiera che scende fino a Pian dell’Elmo alle case Stamponata. Attraversare ora a sn, fino ad immettersi sulla carrareccia che scende ripida nel bosco e che porta alla sottostante carrozzabile bianca raggiunta la quale si procede a sn., in discesa, fino a prendere dopo circa 500 mt., una stradina a sn. Che sale verso il casale Ferretto e da qui sempre con ripida salita ci si ritrova in breve al valico con rudere, alla Caprareccia. Dal valico si ripercorre ora a ritroso la carrozzabile per Cerreto d’Esi e che riporta a Poggio S. Romualdo. Superate le case si riattraversa la strada asfaltata che sale ad Albacina e ci si immette sulla stradina di fronte che scende verso una valletta, che è in pratica l’inizio di Vallacera o Valle Rameta; seguire ora fedelmente il fondo della valle tramite la carrareccia, molto ripida ed accidentata, e procedere senza possibilità di errore fino a Grotte; da Grotte prendere la stradina a sn. Che sale verso Serra Laco e quindi proseguendo sempre in salita si raggiunge Castelletta.
Da questo itinerario si possono ricavare a proprio piacimento, in funzione delle proprie capacità tecniche sportive, itinerari più o meno brevi; uno di questi può essere, Castelletta – Poggio S. Romualdo – Grotte – Castelletta. Dimezzando così la percorrenza dell’itinerario principale descritto. Un’altra possibilità, per i più dotati, è quella di percorrere il Biketrekking, proveniente da San Vittore Terme, per Falcioni, cave di Valgiubola, Valgiubola, strada asfaltata per Castelletta fino ad immettersi nell’itinerario sopra descritto, che fa parte appunto del Biketrekking, fino al Monte Cipollara; da qui si prosegue per i prati del S. Vicino e quindi per la strada asfaltata del S. Vicino si scende a Matelica.
N.B. – Il Biketrekking nell’anello di Giano, è una guida tascabile che descrive un’itinerario ad anello che si sviluppa sul crinale dell’Appennino Umbro-Marchigiano e sul Preappennino Marchigiano ed è effettuabile in 5 tappe per una distanza complessiva di 250 km e 7200 m di dislivello in salita. Il percorso è stato ideato e realizzato, così come la guida descrittiva, da Paolo Lippera appassionato praticante, da diversi anni, della Mountain Bike.
Castelletta, oltre a quanto detto, ha da offrire un suo interessante folklore in cui si sostanziano le più antiche usanze e tradizioni popolari, che si esternano nelle loro variegate forme soprattutto nel giorno della festa del paese: la seconda domenica di settembre, in cui si venera la Madonna della Speranza.
Alcune consuetudini sono comuni a quelle di altre località; mi riferisco, ad esempio all’Albero della cuccagna (palo liscio, insaponato ed unto con olio, sul quale si arrampicano volenterosi, attratti dai premi, posti sulla sommità di esso).
Ma altre sono del tutto originali, veramente autentiche, come: la corsa dei somari (oggi non più in voga per la scarsità dei quadrupedi), la corsa dei ’biroccitti’ (riservata ai maschi: categoria ragazzi e categoria uomini), la corsa delle carriole (riservata alle ragazze), il gioco della scoccetta.

Questo revival di antiche usanze richiama gente da ogni vie e case sono tutte in fiore (la famosa “infiorata”) e, qua e là, sono improvvisati punti vendita di cose mangerecce dal sapore genuino e casereccio, che vanno ad integrare il sempre funzionante Bar e Ristorante del Castello.
Si ha la precisa sensazione che Castelletta si stia avviando ad essere un centro dal forte richiamo turistico.
E la spontanea ospitalità della popolazione ne favorisce senza dubbio la probabilità di successo.