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L’ambiente
nel corso dei secoli è stato profondamente modificato dall’azione
dell’uomo. Nel Medioevo, la vegetazione forestale, costituita
essenzialmente da boschi misti di caducifoglie, si estendeva su vasti territori; in seguito i monaci
e successivamente la popolazione locale, hanno iniziato a
disboscare in basso le zone più soleggiate per renderle idonee alla
coltivazione di viti, olivi, patate, cereali e di tutti quei prodotti necessari
alla sopravvivenza. Hanno utilizzato le risorse del legname (faggi, carpini,
ornelli) per il riscaldamento e la produzione di "carbonella". Per
alcuni decenni l’uomo ha sfruttato i pascoli sopra
Monte Pietroso e Monte Scoccioni per
l’allevamento di ovini e somari da trasporto, mantenendo in questo modo
l’equilibrio dell’ambiente. Circa 50 anni fa venivano utilizzati i
somari
come animali da soma e da trasporto. Tutto era incentrato sulle attività che si
svolgevano nei campi. Si tenevano gli orti dove si coltivavano i prodotti più
importanti per la casa. C’erano le vigne per la produzione del vino. Essendo
il territorio di Castelletta molto roccioso, l’agricoltura non era l’attività
principale: si produceva il carbone (carbonaie) o si estraeva pietra nelle cave.
C’era tanta povertà, per cui circa il 60-70 % della popolazione era costretto
ad emigrare all’estero. Ogni famiglia allevava le pecore per la lana, il latte
e il formaggio ed un maiale. Si coltivava grano, orzo, crocetta per gli animali;
si andava avanti solo con quel poco che forniva la natura. Per coltivare e
pascolare, ampie superfici boscate sono state tagliate.
In seguito all'abbandono della pastorizia e del pascolamento allo stato brado,
il bosco sta riprendendosi il suo spazio usurpato in passato dai
pascoli: lo scotano, la ginestra, il
ginepro rosso sono gli arbusti che aiutano il bosco a rinascere.
I boschi presenti nell'area sono essenzialmente i seguenti:
1. nelle
parti sommitali dei monti Scoccioni e Pietroso si sviluppano piccoli lembi di
boschi di faggio;
2. più
in basso, i boschi sono costituiti da carpino nero nelle zone più umide e
fresche e da un tipo di quercia detta roverella nelle zone più calde ed
assolate;
3. il leccio è particolarmente legato agli ambienti rupestri che si rinvengono
in particolar modo sui fianchi del Monte Pietroso e del Monte Rovellone mentre
il cerro è discretamente frequente soprattutto in relazione all'affioramento di
particolari rocce ricche di selce che sono i calcari diasprini umbro-marchigiani;
4. estesi
boschi artificiali costituiti soprattutto da conifere tra le quali dominano i
pini sono stati impiantati dall'uomo fin dai primi anni del secolo scorso per
arrestare i gravi fenomeni erosivi dovuti al disboscamento massiccio effettuato per
procurare legna da ardere e come già detto per ricavare spazi da destinare alle
colture e al pascolo.
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